Merz#Ferrara ottobre 2012

 

A cura di: Vitaliano Teti – Nedda Bonini
ideazione e mapping: Federica Falancia
progettazione visiva: Federica Falancia, Enrico Venturini
sound design: Alessandro Gulino
con: Stella Giannakaki, Carlotta Breda, Simone Lupo, Stefania De Vincentis, Matteo Boscarato, Attilio Imbrogno e Giulia Tonucci.

con il sostegno di Ferrara Video&Arte - TroikaTronix  - IUSS Università di Ferrara – St.art47 Ferrara
video

 ItalianMerzBilder# MERZ – 2012/2013

L’opera inizia con una e-mail inviata ad alcuni amici in cui chiedo loro di privarsi di un oggetto caro che abbia qualcosa da raccontare della loro italianità, di qualcosa di caro o da preservare, di qualcosa di intimo e personale che può coincidere con un valore collettivo. Spiego che il valore intrinseco non importa. Né importa che si tratti di oggetti materiali o immateriali. Importa il segno. Chiedo di consegnarmi queste cose per farle confluire in un’opera collettiva perchè la mia intenzione è quella di realizzare una costruzione a vista in tempo reale, nel tempo di un happening, come in un rituale. Prelevo dalla realtà i mattoncini della mia non-scultura. Riutilizzo gli oggetti e quindi li recupero non proprio secondo i dettami di Schwitters che ricorreva, per i suoi Merzbau, all’impiego di oggetti di scarto. I mattoncini che io raccolgo dalla realtà sono forse trattati come scarti, ma non lo sono. Registro le voci di alcune delle persone che mi spiegano perchè hanno scelto di darmi proprio quel determinato oggetto. Le voci si possono ascoltare mentre costruisco. Ho una bambola russa, la prima puntina di un dj, un televisore datato, una targa automobilistica dell’Aquila, svariati tipi di scatole, un ombrello, una foto del Pantheon di Roma scattata e sviluppata dall’autore,un’ultima sigaretta (una Camel), le foto di due statue che sono state salvate dalla  censura fascista, lo stemma del Bologna, una grattugia, un colino, una campana da gregge,un geranio, un mantello, delle caramelle Rossana, un curriculum vitae, dei fogliettini con disegni fatti al telefono, un matterello,una scatola misteriosa che posso agitare ma non posso aprire, la foto dell’uomo ragno appartenuto ad un bambino, un legno arrivato dal mare, un pezzo di Gramsci, “odio gli indifferenti”, una maglietta delle Brigate Rosse, la voce di Ungaretti, la foto di un partigiano, la foto di una bambina che fa la comunione, oggetti di cancelleria provenienti da un ufficio pubblico, l’immagine di una discoteca anni ’80, quella di una bicicletta, di un ragazzo, di una nonna, immagini generate da un software interattivo. L’obiettivo che mi pongo quando decido di realizzare il Merz punta al gruppo, alla collettività, all’happening. La tappa successiva a quella bolognese si tiene a Ferrara. Alla scultura bolognese si aggiungono i contributi video elaborati da 7 ragazze e ragazzi nel corso del laboratorio di Interaction Design tenuto da Enrico Venturini, dal Prof.Teti e da me allo Iuss di Ferrara.  La terza tappa è a Mirandola in occasione del periodo dedicato alla memoria per il terremoto del 2012. Il Merz ha dato vita ad un ready made collettivo, un work in progress che vorrebbe crescere in numero di tappe e di partecipazione così che l’opera si evolva e cambi pur restando sempre la stessa. Il Merz di Mirandola ha avuto un diario on line.