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Espoarte - Intervista di Chiara Cardini a Rita Deiola e Federica Falancia

Espoarte – Intervista di Chiara Cardini a Rita Deiola e Federica Falancia

FEFA RIDE - Federica Falancia e Rita Deiola (ItalianMerzBau/Spostare il silenzio) a cura di Chiara Canali

FEFA RIDE
Federica Falancia e Rita Deiola 
(ItalianMerzBau/Spostare il silenzio)
a cura di Chiara Canali 

In occasione del progetto artistico «Flamme éternelle» di Thomas Hirschhorn, in programma al Palais de Tokyo di Parigi dal 24 Aprile al 23 Giugno 2014, l’artista ha deciso di considerare il Palais come un suo atelier, uno spazio d’arte in cui filosofi, scrittori, poeti ed artisti introducono il loro pensiero o visione e condividono il proprio operato.

Tra gli oltre 200 invitati, le artiste Federica Falancia e Rita Deiola presentano la loro ricerca attraverso un progetto comune, Fefa Ride, a cura di Chiara Canali, durante un incontro con il pubblico previsto nelle serate del 31 maggio e 1 giugno 2014.
L’opera, realizzata a quattro mani, mette in dialogo i percorsi individuali (ItalianMerzBau/Spostare il silenzio) delle artiste, la cui collaborazione risale al 2004, e si confronta attraverso la costituzione di un lavoro comune.

ItalianMerzBau è un progetto a tappe itineranti di Federica Falancia che prende il titolo, ironicamente, dai Merzbau di Kurt Schwitters e nasce nel 2012 da una necessità personale dell’artista che si interroga sulle sue radici e sul senso dell’ “italianità”. In ogni tappa progressiva (Bologna, Ferrara, Mirandola), questo lavoro si configura come un ready made collettivo, una scultura rocambolesca composta con oggetti cari donati da amici e conoscenti, di qualsiasi entità o grandezza, ma dal forte valore memoriale e simbolico. ItalianMerzBau è un work in progress che cambia ed evolve pur rimanendo sempre lo stesso, costituito di volta in volta dall’assemblaggio e aggregazione di oggetti fisici e immagini virtuali sovrapposte in videomapping con un software interattivo. Con questo progetto l’artista ha creato una grande opera autobiografica e al tempo stesso partecipativa, dove il suo senso di appartenenza si confronta con schegge di memorie e pensieri collettivi.

Al contempo, Spostare il silenzio di Rita Deiola è un lavoro itinerante autobiografico, una sorta di favola nera che indaga i concetti dell’io, dell’autoritratto, del rispecchiamento. Nel 2012 Rita Deiola costruisce una bambola snodabile in cartapesta, con le sue sembianze a dimensioni reali. La bambola, suo doppio, vive scomposta dentro una scatola di cartone e viaggia silenziosamente insieme a lei in diverse tappe (Bologna, Sardegna, Isola di Giava) dando vita a momenti onirici e rivelatori che vengono trasposti in una narrazione video.

Nel loro itinerario parallelo, ItalianMerzBau e Spostare il Silenzio si incontrano a Parigi con il progetto Fefa Ride, un’installazione costituita da alcuni pezzi significativi dell’una e dell’altra opera, che si interroga sul senso dell’esistenza, sull’essere qui e ora, a contatto con la società in cui viviamo, mettendo in campo messaggi di valore, di bellezza visiva o di memoria sonora, raccolti mediante un appello a persone di diversa età e provenienza.
Nella lettera di richiesta che hanno inviato ad amici e amiche, le artiste scrivono:
“La scelta di creare un lavoro interattivo ci dà la possibilità di interrogarci sule cose pregnanti che riguardano il nostro paese. Interrogativi di ogni genere sulla società, sulla situazione politica, economica, ecologica del paese che in questo momento abitiamo. Se ti interessa contribuire, ti chiediamo di partecipare. Ecco come: potrai inviarci parole scritte o registrate, immagini, suoni, foto, video, disegni. La tua scelta confluirà nell’opera collettiva. L’“oggetto” che ti chiediamo deve avere queste caratteristiche: deve rappresentare qualcosa che vuoi salvare del tuo paese; deve rappresentare qualcosa di importante che ti è caro; può essere riconosciuto e identificato come valore anche dalla collettività”.
Hanno risposto alla chiamata molti cittadini italiani ma anche italiani all’estero e persone che vivono in diversi luoghi del mondo. Ciascuno ha deciso di salvare/donare qualcosa di significativo: l’opera lirica, un paesaggio intangibile, la lallazione di un bambino, una foto rubata a Essaouira, la cultura indigena, il gruppo degli “Invisibili” (i precari che hanno superato il concorso docenti del 2012), una melodia indonesiana, un autoritratto in cameo ovale, la foto di un Cristo, un testo di Gramsci.

Durante un happening di due giorni, l’esperimento di Fefa Ride realizza una costruzione tridimensionale e babelica che espande, a partire dai rispettivi lavori, l’essenza dei contributi di chi ha partecipato al rituale interattivo. La scultura è accompagnata e completata da tre grandi mandala che si iscrivono sulla sintesi grafica della mappatura di Parigi nei suoi 20 arrondissement e sviluppano una trama concentrica e spiraliforme, data dalla applicazione ripetuta, a collage, di tre differenti texture: la prima è costituita dalle fototessere dei volti degli italiani, sardi, greci, messicani, indonesiani che hanno inviato il proprio contributo alle artiste; la seconda dalle immagini e i contributi fotografici inviati dalle persone partecipanti; la terza dalle loro parole trascritte mediante caratteri estrapolati da quotidiani.
Le installazioni sono animate da una videoproiezione di mapping interattivo, costruita sempre secondo la tecnica del ready made, con immagini prelevate dal documentario di Alina Marazzi, Vogliamo anche le rose, dove scene di lavoro si alternano a momenti della manifestazione di lotta, tra la metà degli anni 60 e la fine degli anni 70. Queste immagini sono messe in relazione, con quelle che stigmatizzano l’attuale situazione italiana e il nostro presente globale, conflittuale e contraddittorio, come evidenziano i messaggi in forma scritta, visiva e sonora raccolti dalle persone di tutto il mondo.

L’istanza di Federica Falancia e Rita Deiola sembra riecheggiare l’interrogativo di Dostoevskij nell’Idiota: “quale bellezza salverà il mondo?”. La bellezza del quotidiano diventa antidoto per salvare l’umanità attraverso l’espressione di contenuti dal forte valore etico-estetico.

Lo spirito di questo intervento non intende arrivare a un esito sociopolitico o etnografico e nemmeno intende incoraggiare la comunità alla partecipazione pubblica come possibilità di mutamento sociale, bensì la partecipazione e la condivisione sono vissute come esperienza di autorappresentazione per raggiungere coscienza di sé e dell’altro. Chi partecipa, da strumento passivo dell’arte ne diventa artefice fattivo, attore in prima persona, dimostrando come l’estetica sia, anche, azione e come sia possibile creare una possibile relazione tra il mondo “reale” e quello dell’ “arte”.
In questa operazione è evidente il desiderio di desacralizzare l’opera d’arte, secondo quanto era già stato teorizzato da Duchamp al Group Material, di farla uscire al di fuori degli spazi ufficialmente deputati, per comunicare una nuova sacralizzazione, quella dell’oggetto, del gesto, del dono di chi ha permesso di far nascere, esistere e consumare l’opera nel vissuto collettivo. L’estetica comune, l’estetica del quotidiano, attraverso Fefa Ride, qui si reinserisce in un discorso più generale, assoluto, comunicabile a tutti. (Chiara Canali).

Video Memoria e Stracci - di Linda Gezzi

Video Memoria e Stracci – di Linda Gezzi 

Merz. Che bella parola. Che suono lapidario e penetrante. Che fascino seducente permea un vocabolo che non significa niente, come non significa niente dada. È un lemma che mi fa emozionare e che mi riporta indietro nel tempo, mi riporta al sogno più bello, quello che si chiama Dadaismo e che annovera, tra i tanti, un Morfeo d’eccezione, Kurt Schwitters. Sarà probabilmente in omaggio a lui che Federica Falancia imposta la sua prima personale “The Scientist meets ItalianMerzBilder”, allestita presso la Porta degli Angeli di Ferrara, dal 6 al 20 ottobre 2012, in occasione del VI festival internazionale di videoarte “The Scientist 2012”. La mostra ideata da Vitaliano Teti, direttore artistico del festival, e a cura dello stesso Teti e Nedda Bonini, consta di quattro lavori, quattro tappe che ci accompagnano, scalino dopo scalino, fino al punto di vedetta della Porta. A darci il benvenuto, in ingresso, èItalianMerzBilder, suggestiva scultura-nonscultura presa a prestito fin dal titolo dal tedesco Schwitters, autore dei tanto discussi Merzbilder. Opera – quella a firma di Falancia – che, in sintonia con i tempi moderni, nasce da una e-mail inviata dall’artista ad alcuni amici in cui chiede loro di privarsi di un oggetto caro che abbia qualcosa da raccontare, un mattoncino che viene “scelto” e prelevato “tale e quale” dalla realtà e che – posto uno sull’altro – contribuisce a dar forma alla “scultura”. La giovane Falancia riutilizza oggetti appartenenti a persone a lei vicine e di cui testimoniano il vissuto, recupera dunque l’oggetto “già sfatto” conformemente ai dettami schwittersiani il quale ricorreva, per i suoi Merzbilder, all’impiego di oggetti di scarto.

Procedendo nella nostra visita, se diamo le spalle al colosso ci addentriamo, sulla destra, in un piccolo anfratto, dove ad accoglierci, questa volta, è un’insolita figura femminile con indosso un altrettanto insolita gonna “di recupero” di gusto chiaramente Pop. La regina del focolare, ci presenta il suo regno fatto di cose semplici e quotidiane, il tutto in un’atmosfera di calma e rarefazione che è propria soltanto di unaPax Domestica.

Salendo i gradini arriviamo a un soppalco dove ci è concesso di vedere da unaProspettiva curiosa immagini distorte proiettate dall’alto direttamente sul muro la cui irregolarità accentua lo  straniamento percettivo. Trattasi di un’acrobazia dello sguardo che affonda le sue radici nei princìpi dell’anamorfosi ed è volta a stimolare un pensiero, una riflessione sul fatto che nella vita tutto scorre, tutto è in divenire e, dunque, tutto cambia.

Quando, infine, l’avanguardia entra in rotta di collisione con Cartesio nasce Dubito Ergo Sum ospitato, in una nicchia, sempre più in alto. È il culto per il Dadaismo che traspare da questo lavoro costituito da un video, da una serie di fotografie, da alcuni numeri della rivista Dada e da diversi oggetti come un abito modellato da un pneumatico, delle scarpe, una seggiola e una silhouette maschile plasmata ad uncinetto. 

Ma torniamo ora all’origine di tutto, torniamo all’ItalianMerzBilder, perno dell’intera rassegna. L’opera si impone maestosa e “inaugura” la retrospettiva. Inaugura nel senso che la scultura si presta da sfondo all’happening collettivo che l’artista realizza, in apertura della vernice la sera del 6 ottobre, insieme ad un gruppo di giovani videoartisti selezionati nell’ambito di un workshop che si prefiggeva l’obiettivo di insegnare ai partecipanti il software interattivo Isadora e di cui Enrico Venturini si è fatto guida. Stella Giannakaki, Carlotta Breda, Simone Lupo, Stefania De Vincentis, Matteo Boscarato, Attilio Imbrogno e Giulia Tonucci: questi i sette videoartisti che si sono adoperati al fine di realizzare il concept e il materiale audiovisivo necessario all’evento. Una bambola russa, un televisore ormai datato, un altrettanto superata targa automobilistica, svariati tipi di scatole e un ombrello aperto e rovesciato insieme ad innumerevoli altri eterogenei oggetti, tutti rigorosamente appartenuti ai destinatari dell’e-mail spedita da Federica, costituiscono la tela della scultura-non scultura su cui prendono corpo accattivanti immagini proiettate al ritmo del sound di Alessandro Gulino. La proiezione delle immagini sull’ItalianMerzBilder costituisce il quid imprescindibile affinché l’opera prenda vita. Le immagini e la musica la vivificano, la animano, la rendono essenza nell’attimo del qui e ora dell’happening. Con il video live, con la musica e i suoni l’opera diventa “il Merz” di Federica Falancia. La scultura parla, suona, mostra immagini. La scultura respira. La scultura è viva. La scultura racconta la storia celata dietro ad ognuno degli innumerevoli oggetti. È la volontà di ricordare ciò che il tempo ha, giorno dopo giorno, cancellato, o meglio ha tentato di cancellare, a muovere l’estro creativo dell’artista ed è la consapevolezza che niente è stato davvero cancellato a generare il tutto. La memoria e il ricordo sono sempre lì, semplicemente ovattati nel limbo oscuro del nostro inconscio, pronti a tornare a galla a seguito di una lunga rimozione. 

Mentre rincorro i tasti del computer la mente torna a quella tanto nota performance di Nam June Paik e Charlotte Moorman, TV Cello. Lui, padre fondatore della videoarte, lei, violoncellista di grido negli anni Settanta, uniscono i pensieri – come solo gli artisti sanno fare – e generano una struttura costituita da tre televisori di differenti formati che, accompagnata da corde e da un archetto, si propone come metafora visiva e uditiva del violoncello. Certo Paik non proietta immagini sul suo TV Cello perché queste vengono mostrate direttamente dai televisori ma nell’insieme il lavoro di Falancia non mi sembra poi così tanto distante da quello del coreano, anzi, a dirla tutta, mi sembra del tutto complementare. In un caso l’immagine erompe dall’interno verso l’esterno, nell’altro l’immagine dall’esterno penetra all’interno.

L’obiettivo che Federica si pone quando decide di mettere in pratica la performanceItalianMerzBilder punta al gruppo, alla collettività, all’happening: così come la scultura anche la performance è messa in pratica da più persone con lo scopo di dare vita ad un work in progress, ovvero ad una serie di tappe sempre caratterizzate dalla partecipazione di più individui e quindi un’opera in divenire, che scorre, che si evolve, che cambia sempre pur restando la stessa. Mi piace pensare Federica come la paladina di un’arte “straccivendola”, un’arte di assoluta poesia.

Catalogo Italiano - di Mattia de Luca

Catalogo Italiano – di Mattia de Luca

Per oltre vent’anni Kurt Schwitters lavorò ai Merbau: strutture casuali formate da oggetti di ogni genere con lo scopo di creare un’autobiografia “solida”.

L’opera è fonte di ispirazione per Federica Falancia che, con ItalianMerzBilder, compone, pezzo dopo pezzo, un simbolo del nostro paese.

Gli oggetti, donati da persone importanti per l’artista (suggeriscono le voci off fra cui si riconosce la voce del poeta Ungaretti) diventano i mattoni di questa costruzione: una targa, un televisore, la scritta “resistenza”, una grattugia, un ombrello rovesciato, tutti animati da video che fondono il nostro presente con il passato di un’Italia che non c’è più (quella del boom).

Il risultato, complicato nella forma ma efficace nel significato, è simbolo dell’altrettanto contrastata italianità, sua forza ispiratrice.

Italianità costruita - di Davide Gavioli

Italianità costruita – di Davide Gavioli

Una performance “aperta”, che si crea insieme al proprio pubblico, è ciò che l’artista Federica Falancia in ItalianMerzBilder presenta agli spettatori del festival perAspera.

Una costruzione di oggetti (donati da artisti vicini alla performer) in una citazione delle opere Merzbau di Kurt Schwitters. Dimensione plastico-visiva e sonora si intrecciano secondo un medesimo ritmo: il lavoro di costruzione attuato dalla Falancia (coadiuvata da Rita Deiola) viene accompagnato da registrazioni audio composte da conversazioni, frammenti di poetiche e la voce della stessa autrice a spiegare le ragioni della presenza in scena di alcuni oggetti e trasmettendo così allo spettatore il valore intimo e collettivo della selezione.

E’ un discorso al limite dell’autobiografia costruito però su schegge di memoria collettiva.

Al termine dell’assemblaggio, quando tutti i componenti sono in equilibrio (o disequilibrio) gli uni sugli altri e le le luci (anche interne) ne rivelano la caotica silouette, immagini di una italianità passata e contemporanea vengono proiettate su più parti della costruzione, fra valori privati e condivisi di un’Italia ormai fin troppo precaria.

Simone Nebbia, Teatroecritica.net maggio 2012

Simone Nebbia,  Teatroecritica.net  maggio 2012

 …Ma si corre, al lotto 13 sta per cominciare l’installazione audiovisiva di Falancia&Gulino, Pax Domestica. E lì si rinnova questa opportunità di vedersi guardare il teatro: oggetti recuperati alle discariche si fanno strumenti di creazione, proiettata sulla facciata esterna di una palazzina, residui si rinnovano di senso, la musica è alta e le luci sono come fuochi d’artificio, è allora che il riflesso rimpalla dentro un salotto illuminato già da una fioca TV: bello che disturbi una visione con altra, diversissima, visione…

Pax Domestica di Alessandro Paesano , teatro.org maggio 2012

Pax Domestica di Alessandro Paesano , teatro.org maggio 2012

Federica Falancia dopo il riuscito esperimento di Excerpt, presentato alla scorsa edizione di Teatri di vetro, uscita dagli spazi al chiuso del centro sociale, approda in uno dei lotti dove si annidano le istallazioni-performance fuori del Palladium, negli splendidi cortili del quartiere Garbatella di Roma e con l’ausilio di una webcam e di una fonte luminosa mette in gioco alcuni elementi recuperati da una discarica (la Barbie, la Lattina,  il Soldatino, Izzi software, frammento di Singer) che la webcam esplora come esplora il corpo della performer, deformato e amplificato in una immagine proiettata su una delle pareti degli edifici del lotto. A questa immagine di esplorazione si sovrappongono immagini generate da un secondo videoproiettore, riflesse da alcuni specchi opportunamente posizionati e, ancora, altre immagini preregistrate, frammenti di video (interviste ad alcune operaie e altre immagini di repertorio) che interagiscono con alcune immagini elaborate a partire da una partitura musicale, fatta di suoni, musiche e rumori, agiti e manovrati dal vivo, a vista, ai piedi dell’edificio sulla parete del quale avviene la proiezione. Il punto di vista della webcam, quello del pubblico spettatore, e quello dei performer stessi contribuiscono a una vocazione narrativa che travalica il contenuto e il significato originario delle immagini a favore di un significato di seconda vista, costruito sulla performatività dell’happening, cui tutti, pur con ruoli diversi, partecipano. Un esperimento elegante e riuscitissimo, meno cerebrale di quanto possa sembrare da queste scarne note.

Bologna si muove: creativi bolognesi a Roma, Manchester, Istanbul e Los Angeles. Giovani, geniali, globtrotter - Il domani di Bologna - ufficio stampa area Cultura

Bologna si muove: creativi bolognesi a Roma, Manchester, Istanbul e Los Angeles. Giovani, geniali, globtrotter – Il domani di Bologna – ufficio stampa area Cultura

Bologna  si  muove: ai tanti fermenti culturali in tutte le discipline, per cui  la  città  è storicamente nota, si aggiunge la voglia e la capacità di proiettarsi  in un panorama più ampio, attraverso un uso intelligente della mobilità artistica.

In  questo  periodo  in  particolare,  alcune  realtà bolognesi della scena culturale si muovono in Italia, Europa e oltreoceano, con la collaborazione dell’Area  Cultura  del Comune, complice la ricchezza di festival di questo scorcio  di  fine  primavera: Federica Falancia è reduce da una performance multidisciplinare  al  festival di teatri indipendente di Roma; Katzuma and the  Expanding  Disco  Machine,  band formatasi grazie a Original Cultures, sarà  a  Manchester,  FraternalCompagnia  porterà  la  Commedia dell’Arte a Istanbul,  nella  splendida  cornice della torre di Galata, per un festival sul dialogo inerculturale, e Manfredi Lucibello, giovane cineasta bolognese di  adozione,  sarà  in  concorso al Los Angeles Film Festival con il corto vincitore di Iceberg 2011.

Il   22  maggio  Federica  Falancia  e  Riccardo  Balli,  Dj  e  produttore dell’etichetta  Sonic  Belligeranza,  sono stati ospiti del festival romano con la performance ‘Excerpt.05#’. I due performer, già ospiti al PerAspera e al Robot  festival 2010, due tra le più importanti rassegne cittadine dedicate all’innovazione  artistica  e  all’interdisciplinarità, propongono un gioco d’interazione  tra  disegno,  manipolazione  di  materiali  e  riproduzione digitale  attraverso l’uso di reti, specchi, giochi d’ombra. Anche il suono è  frutto di sperimentazione materica, non prodotta solo da vinili. Excerpt è  un  omaggio  a  chi  divulga  e  protegge  libera cultura, informazione, ambiente.  Frame  lavorati  uno per uno, interazione di immagini riprese in tempo  reale  con  altre  già  esistenti,  disegno al naturale innervato da manipolazioni  effettuate  in  presa  diretta.  Ad  avvolgere  il tutto, le sonorizzazioni  analogiche  e  rigorosamente  live.

Marcella Loconte, Federica Patti, curatrici Robot Festival Bologna

Marcella Loconte, Federica Patti, curatrici Robot Festival Bologna

L’informazione dev’essere libera. Il nostro ambiente dev’essere sano. Il nostro modo di influire sulle risorse dell’umanità sostenibile. Temi importanti. Che Federica Falancia onora al meglio lavorando attraverso affilato artigianato tecnologico dove il procedimento è poetica: frame lavorati uno per uno, interazione di immagini riprese

in tempo reale con altre già esistenti, disegno al naturale innervato da manipolazioni effettuate in presa diretta. Ad avvolgere il tutto, le sonorizzazioni analogiche e rigorosamente live affidate all’agitatore sonoro Riccardo Balli, da anni protagonista a Bologna e non solo.

Andrea Laino rivista “INSOUND

Andrea Laino rivista “INSOUND

Federica Falancia (performer) presenta a Bologna Excerpt.03# in occasione di Robot 03, festival delle arti digitali e della sperimentazione elettronica giunto alla terza edizione. Una particolare interazione tra manipolazione di materiali di fattura artigianale e riproduzione digitale è il nucleo dello spettacolo. Attraverso l’uso di specchi, reti, giochi d’ombra interagisce con il video, frutto anch’esso di un lungo lavoro di framing, spezzando e moltiplicando l’immagine nello spazio. Fondamentale elemento in questa performance è però anche tutto il lavoro sul suono affidato a Riccardo Balli, dj che dal 2000 è produttore della Sonic Belligeranza, etichetta estremamente prolifica nel documentare lavori tra noise e musica elettronica. Una poetica del brutisimo analogico induce Balli ad usare suoni materici, di frequente non prodotti da vinili, ma esclusivamente dalla puntina che sfrega sui panni di feltro (in termine tecnico deejaystico slip-mat) comunamente in dotazione ai giradischi in circolazione. Da ciò la sperimentazione di nuovi materiali come plastica, vetro, carta vetrata e legno, sintonizzandosi alla perfezione con l’immagine e la performance della Falancia. Un approccio alla ricerca nell’universo del djing innervato da una bellica attrazione per lo scontro tra il jingle pubblicitari (Almanacco del giorno dopo, sigle della Rai) e il rumore più violento. A sua detta un “déjà vù sonico”, parallelo del déjà vù nella vita reale. Splendido esempio di annullamento dei “valori” sonori, alti e bassi, colti e triviali, portati alla collisione senza pietà.

Shape, Artefiera Off 2011

Shape, Artefiera Off 2011

Ma la notte non esaurisce nel set. La musica di Jaar è parte di un esperimento più ampio, un autentica invasione estetica a cura di Shape. “Ehstetic Invasion “ è di fatti un’ incursione, transitoria e irripetibile, in cui arte e musica si fondono in unico concetto. Un evento biunivoco in cui la musica di Jaar si sposa con l’animazione sperimentale dell’ultima performance di Federica Falancia e Riccardo Balli. Excerpt.04#, ovvero la contaminazione tra disegno al naturale e sua manipolazione digitale. Frame di immagini strappati,mangiati, inquinati,rigenerati e messi in relazione sul momento attraverso la proiezione di una serie di specchi manovrati a mano ed accompagnati dal suono analogico. Un affilato ed immaginifco artigianato tecnologico dove il procedimento è poetica.